Convenzione con le Grotte di Frasassi PDF Print E-mail
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Thursday, 12 September 2019 12:45
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Fino all'8 dicembre è possibile visitare le Grotte di Frasassi ottenendo uno sconto di € 2,00 sull’acquisto del biglietto intero di entrata alle Grotte non cumulabile con altre offerte o promozioni in corso, riservato a coloro che esibiscono in biglietteria il titolo di accesso alla mostra La luce e i silenzi: Orazio Gentileschi e la pittura caravaggesca nelle Marche del Seicento o il biglietto integrato dei Musei Civici di Fabriano

Verrà viceversa applicata la tariffa ridotta di € 4,00 ai visitatori che esibiranno il biglietto delle Grotte di Frasassi alla biglietteria della pinacoteca civica "Bruno Molajoli"








Last Updated on Thursday, 12 September 2019 13:02
 
La luce e i silenzi: Orazio Gentileschi e la pittura caravaggesca nelle Marche PDF Print E-mail
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Tuesday, 16 July 2019 14:08
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a cura di A.M. Ambrosini Massari, A. Delpriori
dal 1 agosto all'8 dicembre

ORARI
Dal 2 agosto al 30 settembre: da martedì a domenica h 10-13 e 14,30-19,30
Dal 1 ottobre all'8 dicembre: da martedì a domenica h 10-13 e 15-18

INTRODUZIONE AL PROGETTO

Fabriano, per la sua posizione e la sua storia è universalmente riconosciuta come osservatorio speciale e privilegiato sui fatti artistici, a partire dalle Marche ma con impatto ben più vasto e, per l’importanza di molti protagonisti, di portata internazionale.
Oggi più che mai, soprattutto dopo la mostra su Gentile da Fabriano e il prestigioso riconoscimento dell’Unesco, questo suo ruolo può e deve essere ulteriormente caratterizzato con iniziative di qualità, che sappiano valorizzare il territorio con occasioni di valore e slancio internazionale.
Non mancano gli argomenti.

Diversi sono i progetti possibili che, per la bellezza delle opere e l’importanza degli artisti, possono garantire un pieno riscontro di pubblico e di critica. Sarebbe grave, per Fabriano e per gli studi,  vanificare simili potenzialità in favore di eterogenee ed improvvisate passerelle, ancorché ben propagandate, tali da bruciare in breve tutte le opportunità future.

Primo fra tutti, un progetto di mostra sulla figura e l’attività di Orazio Gentileschi, pittore commovente, caravaggesco elegiaco e limpido, con uno speciale focus sul momento fabrianese e marchigiano, che ha ricevuto riconoscimenti nel panorama dei grandi e su una ribalta espositiva che ha toccato, nel 2001, le sedi di Roma, New York e Saint Louis.
Promotore e curatore delle mostre è stato Keith Christiansen, col quale, tra l’altro, Fabriano avrebbe la gradita occasione di rinnovare una collaborazione preziosa e fortunata, quale quella avviata con Gentile da Fabriano.
La sua presenza nel comitato scientifico della mostra accanto ai massimi specialisti è d’altra parte premessa indispensabile per la riuscita del progetto fuori da logiche sterilmente spettacolari, senza perdere di vista l’importanza che una mostra indubbiamente ha sul piano dell’educazione, della divulgazione ed anche del turismo.



PROGETTO DELLA MOSTRA

Manca a tutt’oggi un approfondimento monografico sull’attività marchigiana di Orazio Gentileschi, che consentirebbe non solo di mettere in evidenza i capolavori realizzati in quei momenti tra Ancona (1606-1607) e Fabriano (1612-1619), nel numero delle sue opere più memorabili ma in particolare, punterebbe a studiare e comprendere i contesti di quell’attività, soprattutto a Fabriano e parallelamente, altresì, si potrebbe allargare all’indagine sul territorio per illuminare incontri, incroci e comunque incidenze, nelle Marche, di altri artisti che, in maniere diverse, hanno irradiato la luce di Caravaggio o che comunque, anche con esiti alternativi e fin opposti, come nel caso di pittori quali Lilli o Pomarancio, hanno istituito un vitale dibattito in un momento cruciale, animato dall’arrivo a Fermo delle opere di Rubens e Lanfranco, dalla presenza a Loreto, dove aveva già inviato un’opera Annibale Carracci, di Guido Reni e Leonello Spada, mentre ad Ancona giungeva, nel giugno 1607, la mirabile la pala con la Circoncisione dello stesso Gentileschi.

In questo animato contesto, che si articola negli accadimenti di almeno due decenni a venire, il filone ‘caravaggesco’ è quello meno analizzato come argomento coerente e che può invece attivare nuovi e stimolanti confronti in un panorama ricco di presenze:
da Giovan Francesco Guerrieri ad Alessandro Turchi, da Giovanni Baglione a Mattia Preti, da Jean Valentin a Andrea Commodi, da Bartolomeo Manfredi ad Antiveduto Gramatica, senza qui citare i numerosi contrappunti forniti da diverse inflessioni linguistiche, quali quelle di marca classicista, soprattutto bolognese –Annibale Carracci, Giovanni Lanfranco, Guercino, Emilio Savonanzi, Simone Cantarini, Guido Cagnacci, Giuseppe Puglia, Gian Domenico Cerrini, Giacomo Giorgetti, Girolamo Buratti-e i confronti possibili con lo stesso Caravaggio, grande assente, in quanto ad opere, se pur documentate, nelle Marche, ma presentissimo nel lascito distillato da Gentileschi e compagni, nelle trame del quale si nasconde anche il pregevole autore della Trinità in gloria con santa Maria Maddalena e san Giovanni Battista, conservato nel Museo del Palazzo Apostolico a Loreto.

Il perno e la ragione più intrinseca e di per sé sufficiente per una mostra a Fabriano su Orazio Gentileschi sta già nei luoghi e nelle opere qui rimasti.
A partire dal prezioso scrigno di affreschi che disvela la cappella  del Crocefisso nel duomo dedicato a San Venanzo, con al centro la fatale Crocifissione che concentra tutte le ombre più cupe in toni sommessi, dopo le tappe rarefatte, pure e silenti della Passione narrata sulle pareti. Qui la Coronazione di spine evoca, anche per contrasto, la tensione dello stesso soggetto a Braunschweig, Herzog Anton Ulrich Museum, che rimanda al Caravaggio di Vienna (Kunsthistorisches Museum) e si data negli anni fabrianesi, attorno al 1614-’15.
Un confronto che, da solo, farebbe la mostra.

La Maddalena per l’Università dei Cartai può essere il nucleo di una stanza di confronti e richiami, se si pone accanto all’unica opera con cui il dialogo si rivela, se pur diversissimo nelle risoluzioni finali, attivo e diretto, vale a dire con la prima redazione dello stesso soggetto di Giovan Francesco Guerrieri, ora conservata a Fano (Fondazione Cassa di Risparmio e sulla Crocifissione in San Venanzo medita più tardi Guerrieri nel monumentale dipinto oggi alla Fondazione della Cassa di Risparmio di Pesaro).
In entrambe si riversa la febbrile conversione caravaggesca.
La Maddalena di Gentileschi meriterebbe da sola una stanza tematica, che sarebbe unica e indimenticabile se ci fosse anche quella vetta del Realismo europeo che è la Maddalena Doria Pamphili di Caravaggio giovane e vi si potessero condensare altre Maddalene, che seguono e reagiscono a quel modello: il quadro di Gentileschi, quello di Guerrieri, la Maddalena penitente della Pinacoteca Civica di Vicenza, da accostare alle altre due versioni dello stesso soggetto, di Carlo Saraceni.
(E indubbiamente sarebbe importante accostare la Maddalena di Fabriano a un’invenzione cui è molto affine stilisticamente e che ha il suo prototipo nel San Francesco riceve le stimmate della chiesa romana di San Silvestro in Capite, che rimbalza nell’altra versione ‘chiarista’ in collezione privata).

Per la chiesa di Santa Lucia, Gentileschi realizzava, già verso i momenti più avanzati della sua attività per Fabriano, La Vergine del Rosario tra san Domenico e santa Caterina, oggi nella Pinacoteca Civica, un’opera che merita maggiore attenzione, mentre resta imprescindibile nel percorso gentileschiano e marchigiano la sublime Visione di Santa Francesca romana proveniente dalla chiesa olivetana di Santa Caterina e oggi a Urbino (Galleria Nazionale delle Marche), capolavoro cristallino e assoluto già verso gli ultimi anni marchigiani, a ridosso del 1618-’19.

Sarebbe un’occasione unica, fosse anche solo per vedere accanto nel luogo per cui vennero create, queste perle della pittura del Seicento.
Non troppo lontano dall’ insuperato modello della Santa Francesca romana va posta almeno la tela con Santa Cecilia e l’angelo di Washington, National Gallery of Art, con la più dimessa redazione della Galleria Nazionale dell’Umbria a Perugia.
L’ultima opera per Fabriano è probabilmente l’intenso San Carlo Borromeo in San Benedetto che andrà messo a confronto con la pala analoga in Duomo, di controversa autografia, da Gentileschi, a Guerrieri, a una loro possibile collaborazione, a delineare un quadro ricchissimo di suggestioni ma ancora meritevole di assestamenti. In ogni caso, l’influenza di questi modelli nelle Marche è pressoché immediata, basti osservare un bel dipinto nella Residenza municipale di Montegiorgio, San Carlo Borromeo in preghiera, dove un ancora anonimo pittore deriva l’immagine dalle suggestioni congiunte dei soggetti gentileschiani analoghi e dal Cristo nell’Orazione nell’orto di San Venanzo, mentre altri casi interessanti di diffusione del verbo gentileschiano si possono leggere nei casi emblematici del dipinto della Pinacoteca Civica di Visso, Madonna col bambino, san Giovanni Battista, santa Margherita e due angeli, già attribuito ad Orazio o nella tela di Ripatransone, cattedrale di San Gregorio Magno e santa Margerita, con Madonna col bambino, san Gregorio Magno e santa Maria Maddalena, considerato collaborazione di Gentileschi con un pittore marchigiano.

L’arco fiorito del percorso marchigiano di Orazio Gentileschi andrà innervato dalla presenza di altre sue opere, sia di fasi contigue che più distanziate, per valutare con una nuova luce gli scarti di stile o la progressione del metodo, anche grazie all’analisi comparata, che qui per la prima volta sarà disposta, del fenomeno caravaggesco nelle Marche.


Last Updated on Thursday, 01 August 2019 15:53
 
LEONARDO | La Madonna Benois alla Pinacoteca civica "Bruno Molajoli" PDF Print E-mail
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Saturday, 18 May 2019 08:32
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Informazioni importanti per la visita alla Madonna Benois, dal 24 al 30 Giugno

Nelle giornate di venerdì 28, sabato 29 e domenica 30 la mostra sarà eccezionalmente aperta
fino alle h 23 con ultimo ingresso alle h 22.

Modalità di prevendita per la settimana dal 24/06 al 30/06:

La prevendita on line su www.ciaotickets.com non sarà disponibile per le giornate di sabato 29 e domenica 30.

Nelle altre giornate la prevendita on line sarà effettuabile per gli orari di ingresso dalle h 12 alle h 15, con ingressi ogni 10 minuti.

La prevendita in biglietteria sarà possibile per gli orari di ingresso dalle h 11,30 alle h 16,30 laddove disponibile, con ingressi ogni 10 minuti: si chiede ai visitatori con prevendita e ai gruppi di presentarsi alla Pinacoteca 15 minuti prima dell’orario previsto

Al di fuori degli orari garantiti in prevendita, i biglietti saranno acquistabili direttamente in biglietteria.

Nel corso di questa settimana, negli orari di maggiore afflusso verranno intensificati gli ingressi.

 

 

IL CAPOLAVORO VINCIANO, DI NUOVO IN ITALIA DOPO 35 ANNI, SARÀ IN MOSTRA DAL 1° AL 30 GIUGNO A FABRIANO IN OCCASIONE DELLA XIII UNESCO CREATIVE CITIES NETWORK ANNUAL CONFERENCE

 

Milano, 10 maggio – È stato presentato oggi a Milano, nella Sala Weil Weiss del Castello Sforzesco, l’evento espositivo Leonardo. La Madonna Benois, dalle collezioni dell’Ermitage. Nell’anno dell’anniversario dei 500 anni dalla sua morte, il capolavoro giovanile del Maestro toscano torna in Italia, dopo 35 anni dalla sua unica esposizione, in occasione della XIII Unesco Creative Cities Network Annual Conference di Fabriano.

L’Ermitage sceglie dunque, a differenza di altri, di celebrare il genio del grande artista italiano proprio nel suo Paese natale, con prestiti eccezionali a cominciare da quello della “Madonna Benois” a Fabriano, ove la preziosa opera sarà in mostra presso la Pinacoteca comunale della città marchigiana dal 1° al 30 giugno 2019.

Presenti all’incontro al Castello Sforzesco: Filippo Del Corno, Assessore alla Cultura del Comune di Milano, che ospita la presentazione alla stampa; Maria Francesca Merloni, UNESCO Goodwill Ambassador for Creative Cities, promotrice e ideatrice dell’evento di Fabriano; Irina Artemieva, conservatore dell’Ermitage; Maurizio Cecconi, Segretario Generale di “Ermitage Italia” e Carlo Bertelli, curatore insieme a Tatiana Kustodieva dell’esposizione, organizzata da Cigno GG Edizioni e Villaggio Globale International.

A Fabriano, l’esposizione di quest’opera straordinaria costituisce il principale evento del programma culturale della XIII UNESCO Creative Cities Conference, il più importante appuntamento internazionale del network che riunisce i comuni che hanno identificato nella creatività un fattore strategico di sviluppo Il meeting, ospitato nella città marchigiana dal 10 al 15 giugno 2019, darà vita a un ampio dibattito sulle sfide delle città nel XXI secolo e rappresenterà un’occasione unica per mostrare al mondo il meglio del sistema italiano della creatività.

Siamo onorati e molto felici” ha dichiarato Maria Francesca Merloni. “È un grande privilegio esporre “La Madonna Benois” in occasione della XIII UNESCO Creative Cities Network Annual Conference. Le Città Creative si inchinano al genio di Leonardo, al suo messaggio di bellezza, che edifica e riscatta, all’apertura al mistero che un’opera così preziosa reca in sé”.

Abbiamo scelto di portare questo capolavoro di Leonardo a Fabriano – spiega da San Pietroburgo il prof Michail Piotrovsky Direttore Generale del Museo Statale Ermitage – perché in Italia non esistono città che non meritano grandi capolavori, costellata com’è di borghi che conservano opera d’arte uniche; tanto più che quest’anno proprio piccoli centri come Matera e Fabriano sono stati scelti dall’Unione Europea o dall’Unesco per ospitare eventi culturali internazionali. Questa però è anche la grande differenza dell’Ermitage rispetto ad altri musei che chiedono per le celebrazioni di ospitare dei Leonardo. Noi scegliamo di donare, dando la possibilità ai diversi Paesi – ma soprattutto all’Italia con cui abbiamo forti legami – di rivedere in Patria grandi capolavori dei massimi artisti mondiali. Lo abbiamo fatto con Canaletto a Venezia, con Michelangelo a Roma, lo faremo con Raffaello. Per quanto riguarda Leonardo Fabriano è l’inizio. Un magnifico inizio. La Madonna Benois poi andrà a Perugia mentre a Milano arriverà la Madonna Litta. Questa è la politica culturale scelta dall’Ermitage.“

La Madonna Benois” icona conosciuta nel mondo, è un’opera chiave del giovane Leonardo da Vinci. Realizzata probabilmente tra il 1478 e il 1480, segna la sua indipendenza dallo stile e dalla formazione di Verrocchio, nella cui bottega il Maestro era entrato circa 10 anni prima: un manifesto di quella “maniera moderna” di cui Leonardo fu iniziatore. Al suo secondo impegno su uno dei temi religiosi più diffusi, all’età di ventisei anni, l’artista rompe con la tradizione e inventa una nuova figura di Maria: non più l’imperturbabile Regina dei cieli ma una semplice madre che gioca con il proprio figlio.

Tatiana Kustodieva spiega in catalogo (edizione congiunta Il Cigno/Skira): “in Verrocchio era assente ciò che in Leonardo rappresenta l’elemento principale e cioè la parentela spirituale, l’unità esistente tra una madre e il suo bambino”.

Leonardo – scrive Carlo Bertelli – non ha creato un’immagina statica e devozionale, ha solo fermato un momento”; “non ha dipinto una scena di genere, ma ha immesso nella quotidianità significati profondi” come quello cui rimanda la piantina che Maria fa roteare tra le dita, incuriosendo il figlio: una comune – ma premonitrice – crucifera. Anche la semioscurità in cui egli immette le due figure sacre – un luogo chiuso e semibuio, privatissimo – al contrario dello spazio aperto e pieno di sole della tradizione fiorentina, accresce gli interrogativi, introducendo secondo alcuni attesa e mistero, e distingue questa “primizia leonardesca, tanto carica di sviluppi futuri”.

 

LA MADONNA BENOIS, IL CAPOLAVORO GIOVANILE DI LEONARDO

 

Sono pochissime le opere pittoriche di Leonardo: l’interesse e impegno del Da Vinci anche in campo scientifico e tecnico, la sua convinzione che il pittore per comprendere la natura debba avere diverse cognizioni – dalla prospettiva ai principi dell’ottica, fino all’anatomia – fanno sì che egli alla fine realizzi pochi dipinti, preso da mille speculazioni, spesso lasciando allo stadio embrionale le sue innovative idee figurative.

I motivi riconducibili a un’invenzione del maestro sono dunque ben più numerosi delle poche opere autografe giunte fino a noi.

“La Madonna Benois” entrò nelle collezioni dell’Ermitage nel 1914 e fu certamente la più importante acquisizione del Museo di San Pietroburgo negli anni immediatamente precedenti la Rivoluzione.

Un evento “nazionale”, nato dal coraggio dell’allora Conservatore della pittura dell’Ermitage, grande esperto dell’arte italiana Ernest Karlovič von Liphart, e dall’amore di patria della proprietaria Marija Aleksandrovna Benois (Benua, nata Sapožnikova), moglie del celebre architetto pietroburghese Leontij Nikolaevič Benua (Benois). Marija Aleksandrovna nel 1880 aveva ricevuto dal padre la “Madonna con il fiore” come regalo di nozze, già parte dei beni del nonno paterno, tale Aleksandr Petrovič Sapožnikov, mercante in Astrachan’.

Nel novembre del 1913 la rivista Starye gody scriveva: “Tutti gli amanti dell’arte e tutti gli interessati possono congratularsi per un evento felice della nostra vita artistica: la Madonna Benois è stata acquistata dall’Ermitage Imperiale… Impossibile non ricordare qui con gratitudine i sentimenti della proprietaria, Marija Aleksandrovna Benois, per aver voluto rinunciare a una parte del prezzo di vendita per poter conservare il dipinto in Russia.” Nonostante le leggende sulla provenienza dell’opera, che per molto tempo si ritenne fosse stata acquistata dal nonno di Marija Aleksandrovna da una compagnia attori girovaghi, il prezioso, piccolo dipinto (48 x 37 cm), come fu chiarito alla fine degli anni Settanta, apparteneva in realtà alla splendida collezione del generale Korsakov, il più antico proprietario finora conosciuto del capolavoro leonardesco.

L’opera fu messa all’asta dal collezionista nel 1822; Sapožnikov attese pazientemente che i prezzi scendessero e tra il 1823 e il 1824 comprò il dipinto, già allora indicato come di Leonardo. Nel registro dei quadri del nuovo proprietario compilato nel 1827, si legge “Al n. 1 dell’elenco troviamo una “Madre di Dio con l’Eterno Infante sul braccio sinistro”. Originariamente dipinta su tavola a causa della sua vetustà, nel 1824 era stata trasportata su tela dall’accademico Korotkov. La parte alta è centinata: Autore, Leonardo da Vinci. Il trasporto su tela ha rivelato un disegno a inchiostro, e anche un Bambino con tre mani, da cui fu ricavato un disegno litografico. Dalla collezione del generale Korsakov”.

Tutti i proprietari dell’opera hanno sempre creduto nella paternità leonardesca ma il mondo accademico non si era ancora espresso. Bisognerà attendere un’esposizione del 1908 curata dalla rivista Starye gody e la tenacia di Liphart, che nell’occasione approfittò di un suo articolo dedicato alla sezione italiana per affermare: “Sul lato opposto del palco c’è una piccola Madonna che io attribuisco con decisione a Leonardo da Vinci (1452-1519), nonostante tutto il clamore che sarà provocato da questa mia affermazione...” Di fatto le reazioni non mancarono, ma una volta superata una serie di dubbi e incertezze, gli studiosi riconobbero la paternità di Leonardo che oggi risulta indiscutibile.

Come ricorda Tatiana Kustiodieva nel suo bellissimo saggio, Adolfo Venturi al tempo scrisse: “Io sottoscritto con ciò confermo che il quadro della famiglia Benois raffigurante una “Madonna col Bambino” e attribuita a Leonardo è inconfutabilmente una sua opera giovanile. L’ho studiata attentamente in occasione del mio ultimo viaggio in Russia. Il volto della Vergine col suo aspetto puro e infantile, così come la ricerca dell’essenza delle forme, sono una dimostrazione chiarissima di questo genere di caratterizzazione. Il Gesù Bambino, ancora di tipo verrocchiesco, per le sue grandi proporzioni non corrisponde a una madre così giovane e così particolare: tutto questo parla di una data precoce della creazione di quest’opera. Qui si può riscontrare la confluenza tra antiche forme preconfezionate e una ricerca nuova, che con grande vivacità e freschezza si incontrano nell’originale volto della madre-bambina. Tutto questo insieme fa sì che io, sottoscritto, affermi che questo lavoro debba essere considerato tra le rare opere di un genio agli inizi. Anche i disegni giovanili di Leonardo, se paragonati alla “Madonna Benois”, mi obbligano a considerare questo meraviglioso dipinto un suo lavoro, e ammetto che meriti un posto in un qualunque museo d’Europa”.

Quando nel 1913 Marija Nikolaevna Benois decise di mettere in vendita il dipinto le fu offerta da un antiquario parigino una somma maggiore di quella che era in grado di pagare il governo russo; la proprietaria voleva però che il quadro di Leonardo rimanesse in Russia e concordò di cederlo, anche a rate, per il prezzo relativamente modesto di 150000 rubli (rinunciando in questo modo a circa 37000 rubli). L’opinione pubblica svolse un’ampia campagna a favore dell’acquisizione del quadro da parte dell’Ermitage e finalmente nel 1914 l’opera varcò le soglie del museo imperiale.

Anche “La Madonna Benois”, come pure altre opere leonardesche, è il risultato di una lunga ricerca, come dimostrano alcuni disegni riconducibili al dipinto. In essi l’artista cerca, sulla base di un oggetto unificante, la relazione più convincente tra le figure, relazione che può essere un vaso di frutta, oppure un gatto che il bambino allontana o stringe a sé. Ancora oggi, più si osserva il quadro, più risulta affascinante la spontaneità e il fascino della madre bambina.

La Madonna è scesa dal trono su cui gli artisti di Quattrocento l’avevano posta – scrive Kustodieva – e si è andata a sedere su una panca, in una stanza di una casa abitata. È rimasta la tradizionale tenda che scende dietro la schiena di Maria, che da segno di un cerimoniale, oppure simbolo delle alte sfere, è diventato un tessuto ricoprente lo schienale di una sedia. La stanza è descritta con grande parsimonia, ma Leonardo rende omaggio al suo tempo considerando con l’attenzione di un quattrocentista dettagli come i riccioli di Maria, la spilla, i fragili petali del fiore, le testine dei chiodi nella cornice della finestra. Ciascun oggetto non esiste per se stesso e grazie alla luce partecipa di un unico ambiente.”

A differenza dei suoi contemporanei Leonardo concentra l’attenzione su ciò che è fondamentale, poiché: “Un buon pittore – annota Leonardo nel “Trattato della Pittura” – deve dipingere due cose principali: l’uomo e la rappresentazione della sua anima. Il primo è facile, il secondo è difficile, poiché deve essere rappresentato da gesti e movimenti delle membra del corpo”.

Promotore: Maria Francesca Merloni, UNESCO Goodwill Ambassador for Creative Cities

In collaborazione con: Città di Fabriano, The State Hermitage Museum, Ermitage Italia

Si ringrazia : Comune di Milano

Direzione Generale: Grand Soleil

Organizzazione: Il Cigno GG Edizioni, Villaggio Globale International

Con il sostegno di : Ariston Thermo Group, Intesa Sanpaolo

Periodo
Dal 1 al 30 giugno 2019; inaugurazione 01 Giugno 2019, ore 16.30;

Sede
FABRIANO, (AN) Pinacoteca Bruno Molajoli
Piazza Giovanni Paolo II

Orari di apertura:

10 – 20
lunedì chiuso
ultimo ingresso h 19

Solo dal 10 al 16 giugno
10 – 23
lunedì aperto
ultimo ingresso h 22

Info
Gli ingressi sono contingentati
Prevendite possibili in biglietteria o su www.ciaotickets.com

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T. 0732 250658

Last Updated on Monday, 24 June 2019 15:52
 
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